“Ma rientrato in sé, disse…” (Lc 15,17)


Il Padre “prodigo di misericordia” che non smette mai
di ri-abbracciare il figlio “prodigo di autosufficienza

 
Domenica, 10 marzo 2013

Carissimi amici della Missione italiana di Parigi,

il vangelo odierno ci pone dinanzi la storia infinita delle relazioni tra l’amore e l’errore, tra la misericordia e l’orgoglio.

E' la storfiglio prodigo2ia di come, spesso, non ci rendiamo conto della ricchezza che siamo e abbiamo. Di questa ricchezza – la vita, la famiglia, gli amici, il mondo… – finché l’abbiamo (in modo non riflettuto e spontaneo) non ci si rende conto! Ci sono cose che non possono essere imparate continuando a vivere come se tutto fosse dovuto, ma solo “uscendo”, facendo esperienza, scoprendo, sbagliando e provando, vivendo. E se ci si vuole proteggere dalla possibilità di perdersi e di sbagliare non le si imparerà mai.

E' la storia di come si possono fare tanti errori nella vita, ma non è mai troppo tardi. Si può finire con i porci…, ma c'è sempre la possibilità di ravvedersi, di recuperare la propria vita e la propria dignità.

E' la storia dell'amore che rimane: quel padre rimane al di là di tutto, al di là del dolore, al di là del rifiuto che ha ricevuto dal figlio.

E' la storia del rifiuto del “tutto già pronto” da parte del figlio minore che vuole fare il proprio viaggio, per costruire la propria vita… anche a rischio di perderla.

E' la storia del figlio maggiore che ha paura di crescere, di cambiare: se ne sta in casa, con le sue solite idee, con il suo solito lavoro, nel suo solito mondo e muore. Muore perché la vita è andare, crescere, cambiare. Così il figlio maggiore che crede morto l'altro fratello (quello che fa concorrenza ai porci!) non si accorge che è lui che è un morto in casa, paralizzato dalla paura.

E' la storia di come non è possibile nessun viaggio se non si rientra in sé (15,17): se non ti ascolti, se non ti guardi dentro, se continui a vivere pensando che siano le cose (soldi) o le persone (padre, donne) a farti felice, deleghi la tua felicità agli altri. E' solo quando accetti l'impegnativo e responsabilizzante, ma anche affascinante, compito che nessuno può fare al posto tuo il viaggio verso la vita, che veramente cominci a vivere.

Questo vangelo è la storia di ognuno di noi perché ci mostra come le “relazioni” possono cambiare la vita.

Padre Lorenzo c.s.

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