“Di questo voi siete testimoni” (Lc 24,48)

 
Giovedì, 9 maggio 2013
Ascensione del Signore
 

Carissimi amici della Missione italiana di Parigi,

Con la festa dell’Ascensione Gesù lascia definitivamente questa terra e se ne va al cielo. In effetti, l'Ascensione risponde alla domanda degli apostoli su dove fosse Gesù risorto: "Gesù è in Dio (cielo) ed è nel suo massimo splendore (gloria)".

Allora, chi rimane quaggiù siamo noi, i suoi seguaci, i suoi discepoli, i suoi testimoni. Siamo noi, oggi, i nuovi Gesù, ripieni del suo Spirito.

Se poi leggiaascensionemo bene il vangelo di Luca non troviamo mai che Gesù benedica i suoi discepoli. E non troviamo mai che viene adorato da loro. Cosa vogliono dire questi gesti in questo preciso momento? Gesù, che era stato prescelto da Dio al Giordano: "Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto" (Lc 3,21-22), è Lui stesso Gesù che ora sceglie e dà autorità agli apostoli e li consacra. Li benedice, trasmettendo loro la sua forza.

Gli apostoli, a loro volta, lo adorano, cioè ricevono il mandato e lo accettano, riconoscono, inginocchiandosi, che Lui è sempre il loro Signore. Poi, tornano a Gerusalemme per ricevere lo Spirito, l'abilitazione. Con l'ascensione sono stati nominati nel loro incarico; con la Pentecoste ne hanno preso possesso con tutte le facoltà e l'autorità necessarie.

Ciò che Luca dice oggi è molto semplice: Gesù adesso non c'è più, ci siete voi. La chiesa non deve più guardare al cielo (At 1,11), ma deve darsi da fare. Lui non c'è più, ci siamo noi.

Gesù non c'è più ma gli apostoli, i suoi testimoni c'è l'hanno nel cuore. Per questo stanno sempre nel tempio lodando Dio. Non è che stessero giorno e notte nel tempio: "stare nel tempio" vuol dire che dovunque andassero erano in contatto con Lui, lo sentivano, lo percepivano.

Infatti, il vangelo di Luca è racchiuso da due scene di persone al tempio. All'inizio (1,8) è Zaccaria al tempio. Alla fine sono gli apostoli che sono al tempio (24,53). In mezzo c'è tutta la vicenda di Gesù che non amava molto, invece, stare nel tempio. Perché, tutta la vita di Gesù è un lungo stare nel tempio dall'inizio alla fine. Non perché fosse sempre lì. Perché "stare nel tempio" vuol dire essere in contatto con Dio, sentirlo, cercarlo, desiderarlo, vederlo, amarlo. Stare nel tempio non è stare in chiesa: stare nel tempio vuol dire che dovunque io vada sono in contatto con Lui. Puoi essere in chiesa e non essere nel tempio di Dio e puoi essere in qualunque posto ed essere nel suo tempio.

Vivere nel tempio come "un essere sempre alla presenza di Dio" è la vera missione del discepolo e, a maggior ragione, del sacerdote che annuncia con la vita che Cristo non ci imbroglia, ma ci perdona sempre, se noi lo vogliamo e ci convertiamo.

Padre Lorenzo c.s.

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