Niente e nessuno può essere strappato dalla mano di Dio (Gv 10,27-30)

 
Domenica, 21 aprile 2013
 

Carissimi amici della Missione italiana di Parigi,

I primi cristiani confrontati a persecuzioni, lotte, conflitti, maldicenze facevano proprio questa esperienza: chi ascolta e segue il Signore non teme nulla. Perché nessuno ti può rapire, strappare dalla sua Mano.

Erano, infatti, come pecore che “ascoltano” il pastore. Ma, diversamente dalla maggior parte delle persone non confondevano “l'udire” con “l'ascoltare”.

Udire è percpastoreepire un suono: è fisiologico. Posso udirti ma non per questo ascoltarti. Ascoltare, invece, è poter sentire quanto, ciò che odo, provoca in me e attorno a me. Ascoltare è fare attenzione, è un atto consapevole.

Come uno ascolta così parlerà. Come uno ascolta così camminerà, canterà ed agirà. Non si può diventare adulti, maturi, senza la capacità di ascoltare se stessi e l'altro. Se la bocca ci fa crescere facendoci introdurre cibo, l'orecchio ci fa crescere facendoci introdurre l'ascolto. E' l'organo che ci fa imparare perché introduce dall'esterno ciò che non c'è in noi.

Una delle espressione più usate nella Bibbia è: "Hanno orecchi per udire, ma non odono" (Ez 12,2).

Ogni giorno udiamo milioni di suoni ma quanto ascoltiamo? In realtà quasi nessuno ascolta nessun altro. Quando siamo stati battezzati, il sacerdote ha fatto un gesto: ci ha toccato le orecchie e le labbra (rito dell'Effatà, Apriti) per dire: "Ti auguro e fa' in modo che le tue orecchie siano sempre aperte perché tutte le mie parole non ti serviranno a niente se saranno tappate".

Se non ascoltiamo e se non ci ascoltiamo, se non comprendiamo gli eventi, se non abbiamo l'intelligenza spirituale della situazione allora "sputeremo" giudizi affrettati su avvenimenti e persone di cui non vediamo il senso profondo, parliamo a sproposito e giudichiamo. Chi non ascolta giudica e giudicherà. E più un uomo giudica e più certamente non è capace di ascolto, di ascoltarti e di ascoltarsi.

Padre Lorenzo c.s.

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